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	<title>Filosofia e società Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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	<description>Casa editrice dell&#039;Università Luiss</description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Jun 2024 09:44:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Filosofia e società Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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		<title>Generative A.I.</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/generative-ai-jerry-kaplan-intelligenza-generativa-libro-luiss-university-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 09:15:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;innovazione tecnologica sta ridefinendo i confini della nostra esistenza e l’intelligenza artificiale generativa, o generative AI, è al centro di questa rivoluzione. Jerry Kaplan, pioniere della Silicon Valley e pensatore visionario, ci accompagna in un viaggio avvincente e accessibile per tutti, svelando i segreti di questa straordinaria tecnologia. Se i progressi recenti hanno creato macchine [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">L&#8217;innovazione tecnologica sta ridefinendo i confini della nostra esistenza e l’intelligenza artificiale generativa, o generative AI, è al centro di questa rivoluzione. Jerry Kaplan, pioniere della Silicon Valley e pensatore visionario, ci accompagna in un viaggio avvincente e accessibile per tutti, svelando i segreti di questa straordinaria tecnologia. Se i progressi recenti hanno creato macchine che non si limitano a seguire istruzioni, ma sono capaci di creare arte, musica, testi e idee originali, Kaplan esplora le applicazioni e le implicazioni di una tecnologia che sembra apprestarsi a superare i limiti della creatività umana. Questo libro non si limita a descrivere il funzionamento della generative AI, ma affronta anche le questioni etiche e sociali che essa solleva, come il ruolo che questa tecnologia potrà giocare nelle controversie internazionali o come (e se) la ricchezza che genererà potrà essere condivisa. Kaplan ci invita a riflettere su come questa tecnologia, che presto sarà in grado di fornire assistenza medica e consulenza legale qualificate, potrebbe trasformare il nostro lavoro, la nostra capacità creativa e la nostra stessa esistenza. Quali sono le opportunità e i rischi? Come possiamo prepararci per un futuro prossimo in cui l&#8217;intelligenza artificiale diventerà giorno dopo giorno parte sempre più integrante della nostra vita quotidiana? Stiamo davvero assistendo all’insorgere di una nuova, inquietante forma di vita non biologica, oppure abbiamo solo costruito un nuovo gadget particolarmente divertente da usare? Generative AI è una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere come le macchine stanno imparando a creare e pensare. Preparatevi a essere sorpresi, ispirati e stimolati: questo libro contiene molte domande e numerose risposte, ma soprattutto l’invito a guardare avanti con occhi nuovi e mente aperta.</div>
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		<title>L&#8217;Internazionale moralista</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/internazionale-moralista-conservatori-russi-conquista-occidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 13:19:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Internazionale moralista fa luce sul volto della Russia contemporanea spesso lasciato nell’ombra: il rapporto ambiguo fra Cremlino e religione, mediato dalla Chiesa Ortodossa Russa. È un saggio importante non solo perché traccia una panoramica esaustiva delle relazioni fra il Cremlino e la Chiesa Ortodossa Russa, ma anche e soprattutto per le implicazioni che propone nel [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">L’Internazionale moralista fa luce sul volto della Russia contemporanea spesso lasciato nell’ombra: il rapporto ambiguo fra Cremlino e religione, mediato dalla Chiesa Ortodossa Russa. È un saggio importante non solo perché traccia una panoramica esaustiva delle relazioni fra il Cremlino e la Chiesa Ortodossa Russa, ma anche e soprattutto per le implicazioni che propone nel farlo. In questo saggio, Kristina Stoeckl e Dmitry Uzlaner avanzano la tesi secondo cui l’ideologia conservatrice e tradizionalista con cui la Chiesa Ortodossa Russa si è imposta nella Russia postsovietica sarebbe un prodotto delle più ampie culture wars globali. Ma cosa sono le culture wars? Sono guerre che si combattono per l’egemonia culturale, morale e dunque anche politica nel mondo globalizzato. Una di queste guerre, dunque, è quella combattuta dalla Chiesa ortodossa russa per assumere un ruolo guida nel Paese e per influenzare le strategie delle forze conservatrici internazionali. Uscita isolata dall’epoca sovietica, la Chiesa ortodossa russa ha infatti aggiornato la propria agenda tradizionalista attraverso una fitta rete di alleanze e contatti internazionali che, nel giro di pochi decenni, l’hanno resa il più prezioso alleato del Cremlino. Stato e Chiesa tornano oggi a collaborare per trasformare la Russia nella patria dell’Internazionale moralista. La prima implicazione chiave offerta da questo saggio è che la Russia, così come altri Stati, va osservata e studiata nella sua dimensione transnazionale, eliminando ogni lente eccezionalista ed essenzialista. Questo ragionamento va oltre alle logiche meramente geopolitiche che vedono la Russia come una “potenza” nello “scacchiere globale”, che lotta per i propri interessi economici e politici. Tiene conto invece anche di dinamiche più liquide e volatili, appa- rentemente slegate da logiche politico-economiche e più inerenti a questioni morali e culturali. L’analisi di Stoeckl e Uzlaner sottolinea così l’urgenza di adottare una prospettiva transnazionale e relazionale.</div>
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		<title>Teoria del navigatore solitario</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/teoria-del-navigatore-solitario-gilles-grelet-luiss-university-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 14:56:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il pensiero intrattiene con i luoghi un rapporto speciale. Ci sono i pensieri che crescono verticalmente, come gli alberi di una foresta; altri sono saldi, rocciosi come le certezze della terraferma. Esistono anche pensieri burrascosi, inafferrabili come i mari e profondi come gli abissi. Il pensiero di Gilles Grelet appartiene a quest’ultima categoria: è un [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pensiero intrattiene con i luoghi un rapporto speciale. Ci sono i pensieri che crescono verticalmente, come gli alberi di una foresta; altri sono saldi, rocciosi come le certezze della terraferma. Esistono anche pensieri burrascosi, inafferrabili come i mari e profondi come gli abissi. Il pensiero di Gilles Grelet appartiene a quest’ultima categoria: è un pensiero vorticoso come le maree, solitario come un navigatore che conduce un’esistenza errante, lungo rotte incerte. Se la filosofia è da sempre il tentativo di garantire un senso stabile all’esistente, quella di Grelet è allora una vera e propria anti-filosofia che si infrange contro ogni certezza per abbracciare la vastità e la mutevolezza della vita. Teoria del navigatore solitario, impossibile incrocio tra i lavori di Laruelle e Badiou, il diario che Thoreau scrisse a Walden e i romanzi di Herman Melville e Joseph Conrad, è il tentativo di articolare un pensiero all’altezza dell’irrequieto divenire del tutto. Libro “in cui il mare confluisce nella teoria” anziché esserne semplicemente l’oggetto e in cui i pensieri, spesso scritti con stile aforistico e poetico,affiorano taglienti come scogli dal flusso delle pagine, il Navigatore solitario “troppo marino per le persone d’intelletto, che conoscono solo la terra, troppo teorico per la gente di mare, che si appassiona solo alla vita”, è un’opera unica che a ogni lettura sembra svelarsi e diventare al contempo più enigmatica, dedicata a tutte quelle persone che, in qualche misura, vi si sono già riconosciute.</p>
<blockquote>
<div style="text-align: left;"><strong>«Dimoro sull’acqua, senza lasciare mai la mia nave per più di qualche ora, senza incontrare quasi nessuno, vi ho preso quartiere e colto il mio quarto di mare, come si dice dei quarti di nobiltà. Da allora, non ho navigato perché farlo dava un senso alla mia vita, ma perché era la mia vita: se non migliore, quantomeno buona.»</strong></div>
</blockquote>
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		<title>Magnifici Ribelli</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/magnifici-ribelli-i-primi-romantici-e-la-invenzione-io/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 16:31:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando i soldati prussiani arrestarono Caroline Böhmer sembrò che una rivoluzione fosse stata stroncata sul nascere. La giovane donna, che viaggiava in compagnia della piccola Auguste di soli sette anni, era stata tra quanti, in Germania, avevano appoggiato l’occupazione di Magonza da parte dei repubblicani francesi. Caroline venne catturata e imprigionata senza processo assieme a [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando i soldati prussiani arrestarono Caroline Böhmer sembrò che una rivoluzione fosse stata stroncata sul nascere. La giovane donna, che viaggiava in compagnia della piccola Auguste di soli sette anni, era stata tra quanti, in Germania, avevano appoggiato l’occupazione di Magonza da parte dei repubblicani francesi. Caroline venne catturata e imprigionata senza processo assieme a coloro che avevano sognato di ripetere, in quella terra ancora feudale, l’esperienza della Rivoluzione francese. Eppure, di lì a pochi anni, Caroline sarebbe stata il cuore e la mente di un gruppo di giovani donne e uomini che avrebbero cambiato il mondo in modo ancora più profondo e duraturo di quanto fatto dai giacobini in Francia. La storia di questa rivoluzione, una rivoluzione dello spirito e della mente, è raccontata oggi da Andrea Wulf in Magnifici ribelli. Il luogo è Jena, non una grande capitale ma una piccola città della Germania centrale dove si incontrarono, nello stesso posto e nello stesso momento, il burbero filosofo Johann Gottlieb Fichte, l’enigmatico poeta Novalis, la scandalosa scrittrice Dorothea Veit, due coppie di fratelli geniali, gli Schlegel e i von Humboldt, il tormentato Friedrich Schelling e i più anziani Friedrich Schiller e Georg Wilhelm Friedrich Hegel.</p>
<p>Al centro di questa galassia di menti brillanti il grande poeta Johann Wolfgang Goethe, adorato come una divinità da quella compagnia di giovani ribelli che, in un mondo così diverso dal nostro e difficile da immaginare, intuirono come all’origine di ogni libertà ci sia l’Io, la parte nascosta di ogni essere umano che rende capaci di sognare, sperare e creare universi e alla quale loro per primi riuscirono a dar voce. Alle origini della nostra modernità c’è questa scoperta, quella di un Io che, libero di autodeterminarsi, ci consente, come diceva Fichte, di essere quello che siamo, perché vogliamo esserlo. È per questo insegnamento che oggi, secondo Andrea Wulf, non possiamo che dirci romantici.</p>
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		<title>Secessione</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/secessione-sadin-eric-filosofia-nuovo-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2023 13:49:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si sta verificando un fenomeno impensabile fino a qualche anno fa: è l’agonia del neoliberismo. Tutti i suoi eccessi, tutte le sue ingiustizie, tutti i suoi disastri ne ribadiscono quotidianamente la dannosità. Si tratta di un’evidenza condivisa da tutti che il neoliberismo ci sta trascinando verso una rovina che è tanto sociale quanto ambientale, tanto [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sta verificando un fenomeno impensabile fino a qualche anno fa: è l’agonia del neoliberismo. Tutti i suoi eccessi, tutte le sue ingiustizie, tutti i suoi disastri ne ribadiscono quotidianamente la dannosità. Si tratta di un’evidenza condivisa da tutti che il neoliberismo ci sta trascinando verso una rovina che è tanto sociale quanto ambientale, tanto etica quanto economica, tanto individuale quanto collettiva. Avremmo bisogno di una nuova organizzazione sociale, di nuove politiche economiche, di un ritorno ad un welfare state più giusto e più sensibile e che sappia farsi carico delle questioni ecologiche e di una partecipazione più sentita dei cittadini alla vita pubblica. Questa melanconica nostalgia per le vecchie promesse mai mantenute di uno stato sociale sociale sono, appunto, solo delle nostalgie nocive. Nessuno stato sociale ci salverà dallo smisurato potere degli algoritmi, dalla totale mercificazione delle nostre vite da parte dell’industria digitale e da una “telesocialità” che contribuisce in modo sempre più radicale al nostro isolamento. Si tratta di processi che hanno generato nuovi tipi di assoggettamento, completamente ignorati dalla politica ufficiale.</p>
<p>I tentativi fatti per intervenire su questo genere di questioni sono stati deboli, dispersivi, incapaci di tradursi in una forza collettiva o in un progetto comune. In questo libro Sadin propone una soluzione: organizzare una vera e propria via di fuga dalla solitudine del controllo algoritmico e dalla rovina delle politiche neoliberali. Del resto, per Sadin la secessione non implica affatto la rottura di un ordine comune ma, tutto al contrario, la restituzione del suo pieno significato. Una vita comune la si organizza solo rompendo gli schemi diventati obsoleti, gli ordini diventati ingiusti, nonché cercando di individuare delle prospettive per una migliore condizione di vita. Solo attraverso questo movimento è possibile rinnovare nuove prospettive di emancipazione per tutti. Dopo tante delusioni, è giunto il momento di impegnarci insieme in una politica fatta e progettata.</p>
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		<title>Contro la democrazia</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 15:24:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella che, secondo Winston Churchill, era la “peggior forma di governo possibile a eccezione di tutte le altre” non ha mai avuto la possibilità di fare del bene, né mai l’avrà. La ragione è spiegata in questo lavoro che, ritenuto eretico e scandaloso quando venne pubblicato per la prima volta, è ormai ritenuto un classico del pensiero politico contemporaneo. Brexit, crisi di cultura e competenza, estremisti ai vertici dei governi, assalti ai palazzi del potere potrebbero non essere storture, bensì i sintomi inevitabili della vera natura della democrazia che somiglia, secondo Brennan, non tanto al luogo di un civile e ragionato dibattito, quanto al regno di dell’irrazionalità e dell’ignoranza: molti elettori compiono le loro scelte sulla base dell’emozione o del pregiudizio, non conoscendo neanche, in numerosi casi documentati, la forma di governo vigente o addirittura i nomi dei leader in carica. Inoltre, come dimostra l’autore, che rivolge la sua critica sia alla democrazia rappresentativa che a quella deliberativa, la partecipazione politica tende a rendere le persone peggiori – più irrazionali, arrabbiate e cariche di pregiudizi. Quale alternativa abbiamo, allora? Come superare gli inconvenienti della democrazia se non vogliamo esporci ai rischi che comporterebbe la concentrazione del potere nelle mani di pochi? La proposta di Brennan è di sperimentare una forma di governo “epistocratica” che sia compatibile con parlamenti, elezioni e libertà di parola, ma distribuisca il potere politico in proporzione a conoscenza e competenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La verità del male</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-verita-del-male-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 13:31:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Accolto con clamore in tutto il mondo, e cinquant’anni dopo &#8221;La banalità del male&#8221;, questo libro capovolge l’immagine di Eichmann e del nazismo data da Hannah Arendt. Il gerarca nazista Adolf Eichmann, dopo la fine della seconda guerra mondiale, fuggì in Argentina e lì visse nascosto finché non venne catturato dai servizi segreti israeliani e [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Accolto con clamore in tutto il mondo, e cinquant’anni dopo &#8221;La banalità del male&#8221;, questo libro capovolge l’immagine di Eichmann e del nazismo data da Hannah Arendt. Il gerarca nazista Adolf Eichmann, dopo la fine della seconda guerra mondiale, fuggì in Argentina e lì visse nascosto finché non venne catturato dai servizi segreti israeliani e portato a Gerusalemme per il celebre processo. Bettina Stangneth, filosofa tedesca esperta di inganno e manipolazione, ne ha seguito le tracce lasciate durante la sua latitanza, rintracciando i suoi nascondigli e portando alla luce documenti segreti e dettagli inediti, svelando così le abili macchinazioni con cui uno dei principali architetti della Shoah, che egli riteneva “il suo capolavoro”, definì se stesso “funzionario d’ordine” e “piccolo ingranaggio nella macchina di annientamento nazista”. Stangneth dimostra che l’immagine di grigio burocrate, inetto e poco intelligente, della quale si convinse Hannah Arendt, che così lo raccontò a milioni di lettori, fu in realtà studiata a tavolino dallo stesso Eichmann, abile manipolatore sociale che sperava in questo modo di aver salva la vita. Non ci riuscì, ma riuscì – fino a oggi – a perpetrare un inganno ancora più terribile: farci credere che il diavolo non esiste.</p>
<h2>Un grigio burocrate allevatore di conigli</h2>
<p>Insomma, l&#8217;immagine che abbiamo oggi di Eichmann sarebbe stata essa stessa creata a tavolino durante le sue ultime riflessioni effettuate in Argentina, luogo che lo accolse fino al famoso processo di Gerusalemme. Stando alla narrazione israeliana di Eichmann, la vita che aveva sempre desiderato il grigio burocrate era iniziata solamente nel 1945, ovvero quando l&#8217;illusione del Reich millenario era andata in frantumi. Secondo le sue parole, improvvisamente, il responsabile della questione ebraica, una volta svanito il sogno nazista, si era trasformato in quell&#8217;innocuo allevatore di conigli che nel profondo del suo cuore era sempre stato. Perché, in fin dei conti, ad essere cattivo e spietato era il regime, non i suoi singoli funzionari che venivano solamente trascinati nell&#8217;impeto sterminatore dall&#8217;intero sistema a cui non potevano opporsi. Secondo la sua narrazione, la stessa carriera sotto Hitler sarebbe stata frutto del caso. Dopo la caduta del Reich, insomma, la speranza di Eichmann era che anche sulla tomba del genocidio nazista sarebbe prima o poi cresciuta dell&#8217;erba in grado di coprire e nascondere il tutto.</p>
<h2>Ritornare ad Eichmann dopo La banalità del mare</h2>
<p>Nessun libro su Adolf Eichmann, e forse addirittura nessun testo sul nazionalsocialismo, ha suscitato così tante discussioni come &#8221;La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme&#8221;, raggiungendo ciò che i filosofi, a partire da Socrate, vogliono più di ogni altra cosa: la dialettica per arrivare alla verità e alla conoscenza. Tuttavia, dopo anni da quel memorabile testo, fondamentale per chiunque voglia approcciare una materia tanto complessa quanto impegnata, qualcosa continua a sfuggire, e farvi riferimento, inflazionarlo senza uno sguardo rinnovato, può snarturarlo fino a renderlo anacronistico. Si ha come l&#8217;impressione che da qualche tempo non si riesca più a mettere più al centro il tema &#8221;Eichmann&#8221;, ma si preferisca parlare più del dibattito in sé, del tono assunto e delle teorie che sono in grado di sussumerlo dentro un&#8217;interpretazione storica definitiva. Il tutto a discapito di un&#8217;evoluzione che possa andare oltre gli elementi acquisiti dalla filosofia fino al 1961. Eppure, un dato rende necessario quantomeno un altro tentativo: il semplice fatto che è passato del tempo, e che si sono di fatto accumulati altri docomenti, abbiamo avuto accesso ad altre fonti in grado di aggiungere qualche elemento importante.</p>
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		<title>La conoscenza e i suoi nemici</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 16:33:26 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://lmdp.luissuniversitypress.it/?post_type=product&#038;p=9433</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se le competenze di settore non sono morte, sono però nei guai. Qualcosa è andato terribilmente storto. Oggi l’America è un Paese ossessionato dal culto della propria ignoranza. Il punto non è soltanto che la popolazione non ne sa molto di scienze, di politica o di geografia (di fatto è così, ma è un vecchio [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-2/">La conoscenza e i suoi nemici</a> proviene da <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it">La Meraviglia Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se le competenze di settore non sono morte, sono però nei guai. Qualcosa è andato terribilmente storto. Oggi <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lamerica-per-noi/" target="_blank" rel="noopener">l’America</a> è un Paese ossessionato dal culto della propria ignoranza. Il punto non è soltanto che la popolazione non ne sa molto di scienze, di politica o di geografia (di fatto è così, ma è un vecchio problema). E, in verità, non è neanche un problema, poiché viviamo in una società che funziona grazie alla divisione del lavoro, sistema ideato per liberare ciascuno di noi dalla necessità di sapere tutto. I piloti fanno volare gli aeroplani, gli avvocati dibattono le cause legali, i medici prescrivono farmaci. Nessuno di noi è Leonardo da Vinci, che dipingeva la Gioconda al mattino e progettava elicotteri di notte. E così dev’essere. No, il problema più grande è che siamo orgogliosi di non sapere le cose. Gli americani sono arrivati a considerare <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/guida-razionale-per-elettori-emotivi/" target="_blank" rel="noopener">l’ignoranza,</a> soprattutto su ciò che riguarda la politica pubblica, una vera e propria virtù. Per gli americani rifiutare l’opinione degli esperti significa affermare la propria autonomia, un modo per isolare il proprio ego sempre più fragile e non sentirsi dire che stanno sbagliando qualcosa. È una nuova Dichiarazione di indipendenza: non riteniamo più ovvie queste verità, le consideriamo tutte ovvie, anche quelle che vere non sono. Tutte le cose sono conoscibili e ogni opinione su un qualsiasi argomento vale quanto quella di chiunque altro. Non siamo di fronte alla tradizionale avversione americana per gli intellettuali e i sapientoni. Sono un professore e lo capisco bene: alla maggior parte delle persone i professori non piacciono.</p>
<p>Quel che è peggio, oggi a colpirmi non è tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza, ma che lo faccia con tanta frequenza e su così tante questioni, e con una tale rabbia. Di nuovo, forse gli attacchi alla competenza sono più evidenti per via dell’onnipresenza di internet, dell’indisciplina che governa le conversazioni sui social media o delle sollecitazioni poste dal ciclo di notizie ventiquattr’ore su ventiquattro. Ma l’arroganza e la ferocia di questo nuovo rifiuto della competenza indicano, almeno per me, che il punto non è più non fidarsi di qualcosa, metterla in discussione o cercare alternative: è una miscela di narcisismo e disprezzo per il sapere specialistico, come se quest’ultimo fosse una specie di esercizio di autorealizzazione.</p>
<h3><strong>Scrivono di </strong><em><strong>La conoscenza e i suoi nemici</strong></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Tom Nichols è un professore di Harvard molto preoccupato. Non lo preoccupa l&#8217;ignoranza &#8211; che è un vecchio problema &#8211; ma il fatto che l&#8217;ignoranza sia diventata una vera e propria virtù: e questo è un problema decisamente nuovo.</p>
<p>(Michele Serra, La Repubblica, L&#8217;amaca)</p>
<p>Accolto come il saggio che coglie alla perfezione gli umori del nostro tempo scettico, Nichols, con il tono diretto del pamphlet ci offre una chiara analisi della crisi del sapere corrente.</p>
<p>(Gianni Riotta, La Stampa)</p>
<p>Questo prezioso saggio ci fa riflettere sulla necessità di correre ai ripari per cecare di salvare la democrazia dalla tirannia dell&#8217;incompetenza.</p>
<p>(Sebastiano Maffettone, Il Sole 24Ore)</p>
<p>Analizzando l&#8217;era dell&#8217;incompetenza e i rischi della democrazia, Nichols smonta l&#8217;arroganza della società degli ignoranti, la faciloneria di chi contrappone credenze e scienza, l&#8217;approssimazione diffusa contro i tecnici e gli esperti.</p>
<p>(Renato Minore, Il Messaggero)</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;ineluttabilità dell&#8217;uguaglianza</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lineluttabilita-delluguaglianza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 15:03:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La disuguaglianza è la più grande truffa della Storia a sé stessa. Funziona un po’ come una detassazione motu proprio, insomma l’evasione fiscale. Per fare un esempio: Silvio Bruni non paga la tassa dei rifiuti, Walter Verdi che la paga regolarmente se la vede aumentare per coprire l’ammanco causato. In un primo momento la strada [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/automazione-disuguaglianza-occupazione-poverta-e-la-fine-del-lavoro-come-lo-conosciamo-aaron-benanav/" target="_blank" rel="noopener"><strong>disuguaglianza</strong></a> è la più grande truffa della Storia a sé stessa. Funziona un po’ come una detassazione <em>motu proprio</em>, insomma l’evasione fiscale. Per fare un esempio: Silvio Bruni non paga la tassa dei rifiuti, Walter Verdi che la paga regolarmente se la vede aumentare per coprire l’ammanco causato. In un primo momento la strada dove vivono entrambi si riempie di immondizia, in seguito Silvio viene comunque beccato, deve pagare il non corrisposto con gli interessi, dunque si è sostanzialmente truffato da solo, al rialzo, e intanto il viale dove vivono è divenuto una viuzza ricoperta dai rifiuti dove si passa a stento e con il naso turato.</p>
<p>La ditta per la raccolta dei rifiuti è fallita, schiacciata dai debiti generati dai mancati pagamenti dei vari silenti sodali di Silvio, e Walter avrà – esattamente come Silvio – comunque pagato più del dovuto. La truffa perfetta. Perdono tutti. D’altra parte i più furbi non sono solo sempre i più stronzi, ma anche i più fessi. Come asserisce Göran Therborn nell’incipit dell’introduzione del suo The Killing Fields of Inequality: “La disuguaglianza è una violazione della <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/linvenzione-della-natura-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dignità umana</strong></a>; è una negazione della possibilità per le capacità umane di tutti di svilupparsi”. Ma è anche di più, o per meglio dire infinitamente di meno di questo: è il violentare sé stessa di una razza umana che così (dis)facendo si interdice dall’essere sé, essere umana tutta e quindi tutta uguale, in tal guisa – o gli esseri umani sono a immagine e somiglianza di sé, tra loro, o non è che non sono divini: è che sono disuniti, disumani.</p>
<p>Insomma, la disuguaglianza non solo non è l’unica via possibile, non solo non conviene a nessuno, ma mette in pericolo ciascuno, anche qualsiasi insospettabile o il mondo come corpus unico. Agli 881 milioni di persone baciate dalla sorte di vivere in Occidente tocca quasi il 90% (per l’esattezza l’86%) delle ricchezze mondiali e dispongono di oltre il 79% del reddito globale. Al quinto più povero della popolazione mondiale – 1,2 miliardi di persone – toccano l’1,3 per cento dei consumi globali. L’energia che muove il mondo, che in termini poetici è l’amore ma in termini pragmatici è l’energia stessa, viene consumata dai primi nella misura del 58% mondiale, dai secondi per il 4. La comunicazione al giorno d’oggi è tutto, ebbene i primi dispongono di tre quarti (il 74%) di tutte le connessioni telefoniche, i secondi l’1,5%.</p>
<p>Come è possibile che la maggioranza sia così silenziosa, e tacitamente accetti tutto questo? Max Weber lega la stabilità dell’ordine della disuguaglianza e del dominio alla questione della legittimazione: quale “fede di legittimità” garantisce l’accettazione, da parte dei poveri e degli esclusi su scala globale, della disuguaglianza della società mondiale, dove la metà della popolazione – la maggioranza dei bambini – soffre la fame e ne muore? Al quinto della popolazione mondiale al quale le cose vanno peggio (che messi assieme hanno meno soldi dell’uomo più ricco del mondo) manca tutto: acqua, cibo, una casa. E allora, cosa rende legittimo e stabile questo ordine globale della disuguaglianza?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La colpa di Epimeteo</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-colpa-di-epimeteo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:57:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo tomo della serie La tecnica e il tempo rappresenta con tutta probabilità non soltanto l’atto di nascita filosofica di Bernard Stiegler in quanto suo libro d’esordio, testo fondativo e programmatico, ma anche una delle ultime – e tra le più importanti – grandi operazioni teoriche originali della filosofia novecentesca, in grado di traghettare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo tomo della serie <em>La tecnica e il tempo</em> rappresenta con tutta probabilità non soltanto l’atto di nascita filosofica di Bernard Stiegler in quanto suo libro d’esordio, testo fondativo e programmatico, ma anche una delle ultime – e tra le più importanti – grandi operazioni teoriche originali della filosofia novecentesca, in grado di traghettare quest’ultima verso le questioni tecno-logiche del ventunesimo secolo. A farne un <em>hit</em> filosofico concorrono tre elementi principali. Innanzitutto, i temi e le questioni mobilitati, per i quali da un lato il titolo, nel suo detournare <em>Essere e tempo</em> di Heidegger, pare preciso al di là di ogni suggestione, mentre dall’altro lato la rilettura e concatenamento originali di Bertrand Gille (storia dei sistemi tecnici), della paleoantropologia di André Leroi-Gourhan, dei processi d’individuazione di Gilbert Simondon, dell’antropologia filosofica di Rousseau e della fenomenologia husserliana del tempo interno alla coscienza riescono a offrire una storia dell’ominazione (l’antropogenesi come tecnogenesi) inedita e alternativa tanto al culturalismo quanto ai determinismi biologici o tecnologici. Inoltre risultano fondamentali tanto la singolare e, appunto, originale declinazione della decostruzione derridiana e della différance quanto il rapporto tra il contenuto del libro e il momento storico in cui viene pubblicato, ossia l’anno del web, che rappresenterà uno spartiacque culturale, epistemologico, sociale e politico, di cui la filosofia contemporanea, salvo rarissime eccezioni, non riuscirà per almeno un paio di decenni a prendere le misure – rivelandosi letteralmente epimeteica, proprio nel senso che Stiegler riprende dal mito di Epimeteo, “colui che pensa in ritardo”. E ciò che la filosofia pensa in ritardo, per difetto, o addirittura non pensa è la tecnica.<br />
&#8211; PAOLO VIGNOLA</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>L’invenzione dell’uomo: senza indulgere in essa, l’ambiguità del genitivo indica una domanda che si divide in due. “Chi” o “cosa” inventa? “Chi” o “cosa” è stato inventato? L’ambiguità del soggetto, e allo stesso modo l’ambiguità dell’oggetto del verbo (inventare), non traduce altro che l’ambiguità del significato di questo stesso verbo. La relazione tra il “chi” e il “cosa” è l’invenzione. A quanto pare, il “chi” e il “cosa” si chiamano rispettivamente uomo e tecnica. Tuttavia l’ambiguità del genitivo ci impone almeno di chiederci: e se il “chi” fosse tecnico? E se il “cosa” fosse l’uomo? Oppure dobbiamo andare al di qua o al di là di qualsiasi differenza tra un “chi” e un “cosa”? […] Il movimento contenuto nel processo di esteriorizzazione è paradossale nella misura in cui Leroi-Gourhan dice in effetti che è lo strumento, cioè la techne, che inventa l’uomo, e non l’uomo che inventa la tecnica. O ancora: l’uomo inventa se stesso nella tecnica inventando lo strumento – “esteriorizzandosi” tecno-logicamente.</p></blockquote>
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