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	<title>filosofia Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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	<description>Casa editrice dell&#039;Università Luiss</description>
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	<title>filosofia Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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		<title>Teoria del navigatore solitario</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/teoria-del-navigatore-solitario-gilles-grelet-luiss-university-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 14:56:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il pensiero intrattiene con i luoghi un rapporto speciale. Ci sono i pensieri che crescono verticalmente, come gli alberi di una foresta; altri sono saldi, rocciosi come le certezze della terraferma. Esistono anche pensieri burrascosi, inafferrabili come i mari e profondi come gli abissi. Il pensiero di Gilles Grelet appartiene a quest’ultima categoria: è un [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pensiero intrattiene con i luoghi un rapporto speciale. Ci sono i pensieri che crescono verticalmente, come gli alberi di una foresta; altri sono saldi, rocciosi come le certezze della terraferma. Esistono anche pensieri burrascosi, inafferrabili come i mari e profondi come gli abissi. Il pensiero di Gilles Grelet appartiene a quest’ultima categoria: è un pensiero vorticoso come le maree, solitario come un navigatore che conduce un’esistenza errante, lungo rotte incerte. Se la filosofia è da sempre il tentativo di garantire un senso stabile all’esistente, quella di Grelet è allora una vera e propria anti-filosofia che si infrange contro ogni certezza per abbracciare la vastità e la mutevolezza della vita. Teoria del navigatore solitario, impossibile incrocio tra i lavori di Laruelle e Badiou, il diario che Thoreau scrisse a Walden e i romanzi di Herman Melville e Joseph Conrad, è il tentativo di articolare un pensiero all’altezza dell’irrequieto divenire del tutto. Libro “in cui il mare confluisce nella teoria” anziché esserne semplicemente l’oggetto e in cui i pensieri, spesso scritti con stile aforistico e poetico,affiorano taglienti come scogli dal flusso delle pagine, il Navigatore solitario “troppo marino per le persone d’intelletto, che conoscono solo la terra, troppo teorico per la gente di mare, che si appassiona solo alla vita”, è un’opera unica che a ogni lettura sembra svelarsi e diventare al contempo più enigmatica, dedicata a tutte quelle persone che, in qualche misura, vi si sono già riconosciute.</p>
<blockquote>
<div style="text-align: left;"><strong>«Dimoro sull’acqua, senza lasciare mai la mia nave per più di qualche ora, senza incontrare quasi nessuno, vi ho preso quartiere e colto il mio quarto di mare, come si dice dei quarti di nobiltà. Da allora, non ho navigato perché farlo dava un senso alla mia vita, ma perché era la mia vita: se non migliore, quantomeno buona.»</strong></div>
</blockquote>
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		<title>Summa Technologiae</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/summa-technologiae-scritti-futuro-stanislaw-lem/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 15:10:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È il 1964 quando Stanislaw Lem, tra i maggiori scrittori di fantascienza e non solo del Novecento, inizia la stesura delle prime pagine della Summa Technologiae. Di cosa si trattava? Non di un altro romanzo, ma di una raccolta di riflessioni, saggi e scritti teorici nei quali l’autore di Solaris, coniugando la fantasia e l’eleganza [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È il 1964 quando Stanislaw Lem, tra i maggiori scrittori di fantascienza e non solo del Novecento, inizia la stesura delle prime pagine della<em> Summa Technologiae</em>. Di cosa si trattava? Non di un altro romanzo, ma di una raccolta di riflessioni, saggi e scritti teorici nei quali l’autore di Solaris, coniugando la fantasia e l’eleganza del narratore con la finezza del filosofo e l’esattezza dell’ingegnere, andava a caccia dei segni che avrebbero consentito a lui e ai suoi lettori di decifrare il domani. Un domani che Lem preconizzava permeato dall’enorme sviluppo tecnologico, il cui impatto sull’umanità avrebbe mostrato e anticipato in queste pagine. Dalla “intellettronica” alla “fantomatica”, quelle che oggi chiameremmo realtà virtuale e intelligenza artificiale, dal sovraccarico di informazioni alle microtecnologie, dalla relazione tra le macchine e la verità e fino alla possibilità di cercare o creare nuovi mondi, è difficile scorrere le pagine della Summa senza avere la strana sensazione di tenere tra le mani il rapporto scritto magnificamente da un misterioso viaggiatore del tempo,da un personaggio uscito direttamente dalla science fiction tanti anni fa e venuto a visitare la nostra era. E tuttavia il libro di Lem, arguto, profondo, ironico, visionario, non è soltanto una raccolta di profezie che in gran parte si sono avverate (le altre,supponiamo, si realizzeranno nei prossimi decenni). Non è nemmeno una storia fantastica,né uno studio particolarmente lungimirante sulla tecnologia,ma non è nemmeno un’allegoria sociale o una brillante analisi filosofica. È tutte queste cose insieme, e anche di più: è il racconto inesauribile della mente umana alle prese con la più grande risorsa a sua disposizione – il futuro.</p>
<h2></h2>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12477" style="color: #555555;" src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/12/Lem-300x300.jpg" alt="Stanisław Lem" width="869" height="869" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<blockquote>
<h3 style="text-align: justify;">Nell’aria della mia stanza, mentre scrivo, si sollevano configurazioni di molecole che nel linguaggio del codice binario esprimono quantità innumerevoli di preziose formule&#8230; In frazioni di secondo si formano e immediatamente si disgregano geniali verità scientifiche dell’anno 5000, versi, drammi e liriche di futuri Shakespeare ancora non nati, misteri di altri sistemi cosmici e Dio solo sa cos’altro ancora.</h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">(Stanislaw Lem)</h3>
</blockquote>
</div>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;">Leggi l&#8217;anteprima del libro</h2>
[dflip id=&#8221;12819&#8243; ][/dflip]
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		<item>
		<title>Kant e gli extraterrestri</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/kant-e-gli-extraterrestri-cosmopolitica-e-vite-interstellari-peter-szendy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 14:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto banali quanto complicate, sarebbe stato necessario assumere un punto di vista del tutto alieno rispetto al nostro. In questo libro, Peter Szendy si chiede se, in un’epoca in cui il turismo cosmico e le conquiste dello spazio sono a un passo dall’essere realtà quotidiana, non abbia senso riscoprire quell’antico punto di vista e provare a utilizzarlo per decifrare e comprendere la nostra esistenza in comune.</p>
<h2>Una <em>alienologia</em> ragionata</h2>
<p>Paragonabile a una immaginaria “Critica della ragione celeste”, o al “Terra, mare e cielo” che Carl Schmitt, naturalmente, non ha mai scritto, Kant e gli extraterrestri è un libro indispensabile per tutte le persone che non si accontentano di volgere lo sguardo al cielo ma sognano, grazie al più potente propulsore mai esistito – la capacità di pensare – di salire lassù e comprendere che il nostro pianeta e le forme di vita che lo abitano non sono altro che frammenti della stessa, grande immensità intergalattica. &#8221;Sì, Kant parlava di extraterrestri&#8221; &#8211; tiene a sottolineare l&#8217;autore &#8211; e lo ha fatto per uscire dal nostro pensiero umano, limitato. Lo ha fatto con la forza e il rigore del pensiero dialogico-filosofico, ma lo ha fatto anche grazie all&#8217;immaginazione. Pagine intense che descrivono marziani o venusiani con una tale attenzione ai dettagli da renderli quasi tangibili. Il filosofo di Königsberg si è spinto fino a proporre una sorta di teoria comparativa o di classificazione di questi esseri che vivono su altri pianeti – una sorta di <em>alienologia</em> ragionata. Tuttavia, al di là di questa scoperta, una domanda continua a risuonarci, in attesa di una risposta: che cosa può aver portato Kant a speculare in una maniera simile su queste forme di vita sconosciute a noi Terreni? L’enorme portata delle sue speculazioni, ciò che le rende più che mai attuali, risiede nel loro legame, diretto e strutturale, con le implicazioni cosmopolitiche del suo pensiero. In altre parole, con quella che oggi saremmo tentati di definire globalizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4></h4>
<h4 style="text-align: center">«Che Kant credesse o meno negli omini<br />
verdi, questo libro è un contributo essenziale a un campo di studi in vertiginosa crescita»</h4>
<p style="text-align: center">JOURNAL OF THE FANTASTIC<br />
IN THE ARTS</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center">«Szendy traccia l’affascinante sentiero che conduce da Schmitt a Kant passando per la fantascienza e Derrida, e mostrando come un pensiero autenticamente cosmopolita non possa prescindere dalla<br />
capacità di immaginarsi l’altro, ciò che viene da fuori»</h4>
<p style="text-align: center">DANIEL HELLER ROAZEN</p>
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		<title>LMDP &#8211; Stelle</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-meraviglia-del-possibile-stelle-nuovo-numero-rivista-luiss/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 14:43:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le stelle e il tema cosmologico rappresentano elementi connaturati al nostro immaginario, in ogni disciplina, conoscenza o campo pratico: gli astri e la loro simbologia hanno da sempre giocato un ruolo importante nella nostra storia, dalla letteratura alle scienze. Dagli astri tolemaici di Dante, passando per le stelle del rock come David Bowie, e per [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le stelle e il tema cosmologico rappresentano elementi connaturati al nostro immaginario, in ogni disciplina, conoscenza o campo pratico: gli astri e la loro simbologia hanno da sempre giocato un ruolo importante nella nostra storia, dalla letteratura alle scienze. Dagli astri tolemaici di Dante, passando per le stelle del rock come David Bowie, e per la rivoluzione elettrica che ha acceso per sempre la notte, in questo nuovo numero di <em>LMDP &#8211; La meraviglia del possibile</em> ritorniamo a guardare il cielo alla ricerca di un rinnovato senso del reale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-10741 " src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/imag-stelle-2.png" alt="Immagine dal nuovo numero di LMDP - Stelle" width="921" height="828" srcset="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/imag-stelle-2.png 683w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/imag-stelle-2-510x458.png 510w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/imag-stelle-2-300x270.png 300w" sizes="(max-width: 921px) 100vw, 921px" /></p>
<h2>Perché ancora le stelle nell&#8217;era del <em>digital</em>?</h2>
<p>Quando la notte calò, per la prima volta, sui cieli della nostra specie, i nostri antenati rivolsero lo sguardo verso il cielo. In quel tempo, quei bagliori luminosi e sconosciuti dovevano sembrare davvero degli dei che ci sovrastavano dall&#8217;alto con il loro segreto. Divinità luminose, fulgenti: scie di luce infinite che coloravano la volta celeste. Le stelle erano segnali da un altro mondo, o forse proiezioni di valori e delle prime costellazioni interiori. In un mondo in cui il pensiero analogico era predominante, fatto di immagini, di sogni, di rivelazioni e intuizioni continue, le stelle avevano un ruolo predominante. Le si guardava di continuo, alla ricerca di risposte:</p>
<blockquote><p>Nelle pagine che seguono troverete tante risposte, e tante altre domande, e tantissime altre ancora, ve le porrete dopo aver letto i saggi contenuti in “Stelle” e osservato i dipinti dei cosmisti – che in qualche modo, oscuro o chiarissimo, riuscirono come solo gli artisti riescono a trascendere il buio e le distanze siderali e a offrirci prospettive inedite. Su che cosa? Sarebbe banalissimo se rispondessi: su noi stessi. Eppure in un tempo in cui ci stiamo abituando a rivolgere gran parte della nostra attenzione alle nostre individualità – in modo spesso positivo (penso ai diritti e alla dignità delle persone e che prescindono dalla loro identità), a volte meno – guardare verso l’alto può essere forse, ancora, un buon suggerimento per intuire che le nostre esistenze – e aspettative, speranze, potenzialità di azione… – non sono che parti di un insieme molto, molto grande, e che qualche volta conviene ancora tentare di osservare con attenzione.</p>
<p>(Dall&#8217;editoriale di Daniele Rosa)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;umanità ha deciso di vincere la competizione con gli dei, illuminando continuamente la Terra grazie alla corrente elettrica, alla luce artificiale e ad un nuovo credo: quello della scienza. Abbiamo dimostrato di poter ricreare il cielo anche sulla Terra. Ma le stelle rimangono lì, ferme, pronte a compiacere chi abbia ancora la voglia, o forse il  coraggio e la curiosità, di ammirarle. C&#8217;è un segreto in loro che ancora non abbiamo risolto.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-10764 aligncenter" src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-Stelle-1.png" alt="Immagine presa da LMDP - Stelle" width="1203" height="782" srcset="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-Stelle-1.png 869w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-Stelle-1-510x332.png 510w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-Stelle-1-300x195.png 300w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-Stelle-1-768x499.png 768w" sizes="(max-width: 1203px) 100vw, 1203px" /></p>
<h2>In questo numero troverai:</h2>
<p>Il visual essay di 8 pagine a colori in questo numero è dedicato alle opere esclusive dei cosmisti russi, con un saggio di Alessandra Franetovich dal titolo &#8216;Immagini del cosmo: crateri, asteroidi, dipinti e installazioni&#8217;. Le esplorazioni su stelle e mondi celesti sono affidate alle voci di :</p>
<ul>
<li>Marco Filoni &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">La conquista della notte che ha spento le stelle</em></li>
<li>Riccardo Gramantieri &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Asimov e i mondi celesti</em></li>
<li>Irene Incarico &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Lucio delle stelle</em></li>
<li>Luca Lo Sapio &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Il sogno di Giordano Bruno</em></li>
<li>Luca Molinari &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Comunità, architettura e cielo</em></li>
<li>Nicola Neri &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Cosa accade a una stella</em></li>
<li>Massimo Palma &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Desiderare Bowie</em></li>
<li>Liliana Talamo &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">La costellazione artificiale di Alda Teodorani</em></li>
<li>Ersilia Vaudo &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">La più grande delle avventure</em></li>
<li>Juan Vladilo &#8211; <em style="color: #555555; font-size: 14.4px;">Le stelle e la vita</em></li>
</ul>
<h3>E con le rubriche di:</h3>
<ul>
<li>Fabrizio Acanfora &#8211; Astral weeks. I buchi neri e l’universo delle idee</li>
<li>Veronica Barassi &#8211; Codice Ada. Le stelle e le allucinazioni dell’IA</li>
<li>Edoardo Boncinelli &#8211; Viaggi straordinari. A che tante facelle?</li>
<li>Carlo Bordoni &#8211; Pianeta proibito. Meet Again</li>
<li>Giovanni Orsina &#8211; Ucronie. Eugenio Montale, analfabeta</li>
<li>Gianfranco Pellegrino, Paolo Peverini &#8211; Diario del capitano. Etica e semiotica del dress code</li>
<li>Per la rubrica “Letture meravigliose” un’anticipazione del libro Kant e gli extra-terrestri di Peter Szendy (Luiss University Press, novembre 2023)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LMDP &#8211; Ibridi</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-meraviglia-del-possibile-ibridi-nuovo-numero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 07:42:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ibrido, il mostro, la chimera sono creature del limite che vivono perennemente sulla soglia della nostra coscienza. Ed è proprio in questa zona oscura, che sfugge continuamente alla norma e al razionale, che si producono le più meravigliose creazioni. Per questo abbiamo voluto dedicare questo nuovo numero di LMDP &#8211; La meraviglia del possibile al [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ibrido, il mostro, la chimera sono creature del limite che vivono perennemente sulla soglia della nostra coscienza. Ed è proprio in questa zona oscura, che sfugge continuamente alla norma e al razionale, che si producono le più meravigliose creazioni. Per questo abbiamo voluto dedicare questo nuovo numero di <em>LMDP &#8211; La meraviglia del possibile</em> al concetto di mostro e di prodigio, simbolo di tutto ciò che sfida i limiti del pensiero normalizzato e socialmente accettato: il mostro inquieta (<em>unheimlich</em>) proprio questo questo, dal momento che fa la sua irruzione improvvisa, &#8216;mostrandosi&#8217;, quando sarebbe bene che rimanesse celato, nascosto.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-9829 aligncenter" src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/Pazuzu.png" alt="Pazuzu" width="940" height="531" srcset="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/Pazuzu.png 632w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/Pazuzu-510x288.png 510w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/Pazuzu-300x169.png 300w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></p>
<h2>Demoni, mostri e altri prodigi: mitologia del limite</h2>
<blockquote><p>Cosa c’è di più strano del nostro rapporto con le nostre creazioni? È qui che si collocano diversi saggi, che ci chiedono, per esempio, se dovremmo rapportarci all’IA come genitori con un bambino prodigio, o, ancora, se la tecnologia non sia che uno specchio, un amplificatore che ci ammonisce e ci accusa delle nostre profonde paure. L’indistinzione segue anche il filo della specie, che non separa solo umano e non umano – il mostro non è solo l’altro, il mostro a volte siamo noi. E così seguiremo grazie a un’archeologia letteraria ciò che ha fatto sì che fra diverse specie di homines ne rimanesse solo una. Avanzando di poco, cronologicamente, evocheremo il demone sumero Pazuzu – dalla sua funzione mitologica alla sua duratura possessione della cultura pop contemporanea. E ancora, il limes di tutto ciò che è altro, affrontando ciò che vuol dire mostro o prodigio, per una cultura che purtroppo viene spesso neutralizzata da questi stessi attributi. Dalla mitologia ai movimenti queer seguiremo la meravigliosa faglia di indistinzione nella cultura islamica, o, altrove, in altri saggi, le implicazioni sociologiche dell’ibridazione e alla mostruosità ambivalente degli Stati sovrani. In breve queste pagine, questa argilla, sono tutto ciò che speravo che fossero: qualcosa di diverso, qualcosa di strano, e quindi più bello. L’alchimia prodigiosa di un’argilla che vuole diventare testo, e un testo che vuole diventare argilla.</p>
<p>(Parole di argilla, Editoriale di Daniele Rosa)</p></blockquote>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-9828 size-full" src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP.jpg" alt="retro LMDP" width="1151" height="785" srcset="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP.jpg 1151w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP-999x681.jpg 999w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP-300x205.jpg 300w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP-1024x698.jpg 1024w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/retro-LMDP-768x524.jpg 768w" sizes="(max-width: 1151px) 100vw, 1151px" /></p>
<p>Il mostro è roba quotidiana, dalle storie per bambini fino alla cronaca nera che leggiamo tutti i giorni sui quotidiani. Ma c&#8217;è qualcosa di più. Ancora una volta il linguaggio ci viene in aiuto, soprattutto l&#8217;etimologia, intesa quale magazzino perpetuo del sapere umano: il <em>monstrum</em> latino, infatti, è anche il prodigio, quindi non è solo una bizzarra creatura portentosa, spesso considerata malevola verso gli uomini, ma una manifestazione considerata soprannaturale. Nel III libro dell’Eneide Virgilio impiega la parola <em>monstrum</em> per riferirsi a Polifemo, ma anche per indicare la pianta cresciuta sopra il cadavere insepolto di Polidoro. Inoltre, il termine <em>monstrum</em> deriva dal verbo <em>monere</em>, una parola che indica l&#8217;azione dell&#8217;ammonimento, del monito. Il mostro, dunque, è anche un segno che dice qualcosa, si fa portatore di un messaggio o di un avvertimento. Che sia bestia feroce, esotica, antica, o che sia un prodigio, è certamente espressione di un significato, di un messaggio sovrannaturale che apre verso un&#8217;altra dimensione del possibile. Quell&#8217;innaturale che si accompagna facilmente con l&#8217;orrendo.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-9833 aligncenter" src="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/mostro-1-finale.png" alt="mostro 1 finale" width="1021" height="766" srcset="https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/mostro-1-finale.png 584w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/mostro-1-finale-510x383.png 510w, https://lmdp.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/07/mostro-1-finale-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 1021px) 100vw, 1021px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La colpa di Epimeteo</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-colpa-di-epimeteo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:57:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo tomo della serie La tecnica e il tempo rappresenta con tutta probabilità non soltanto l’atto di nascita filosofica di Bernard Stiegler in quanto suo libro d’esordio, testo fondativo e programmatico, ma anche una delle ultime – e tra le più importanti – grandi operazioni teoriche originali della filosofia novecentesca, in grado di traghettare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo tomo della serie <em>La tecnica e il tempo</em> rappresenta con tutta probabilità non soltanto l’atto di nascita filosofica di Bernard Stiegler in quanto suo libro d’esordio, testo fondativo e programmatico, ma anche una delle ultime – e tra le più importanti – grandi operazioni teoriche originali della filosofia novecentesca, in grado di traghettare quest’ultima verso le questioni tecno-logiche del ventunesimo secolo. A farne un <em>hit</em> filosofico concorrono tre elementi principali. Innanzitutto, i temi e le questioni mobilitati, per i quali da un lato il titolo, nel suo detournare <em>Essere e tempo</em> di Heidegger, pare preciso al di là di ogni suggestione, mentre dall’altro lato la rilettura e concatenamento originali di Bertrand Gille (storia dei sistemi tecnici), della paleoantropologia di André Leroi-Gourhan, dei processi d’individuazione di Gilbert Simondon, dell’antropologia filosofica di Rousseau e della fenomenologia husserliana del tempo interno alla coscienza riescono a offrire una storia dell’ominazione (l’antropogenesi come tecnogenesi) inedita e alternativa tanto al culturalismo quanto ai determinismi biologici o tecnologici. Inoltre risultano fondamentali tanto la singolare e, appunto, originale declinazione della decostruzione derridiana e della différance quanto il rapporto tra il contenuto del libro e il momento storico in cui viene pubblicato, ossia l’anno del web, che rappresenterà uno spartiacque culturale, epistemologico, sociale e politico, di cui la filosofia contemporanea, salvo rarissime eccezioni, non riuscirà per almeno un paio di decenni a prendere le misure – rivelandosi letteralmente epimeteica, proprio nel senso che Stiegler riprende dal mito di Epimeteo, “colui che pensa in ritardo”. E ciò che la filosofia pensa in ritardo, per difetto, o addirittura non pensa è la tecnica.<br />
&#8211; PAOLO VIGNOLA</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>L’invenzione dell’uomo: senza indulgere in essa, l’ambiguità del genitivo indica una domanda che si divide in due. “Chi” o “cosa” inventa? “Chi” o “cosa” è stato inventato? L’ambiguità del soggetto, e allo stesso modo l’ambiguità dell’oggetto del verbo (inventare), non traduce altro che l’ambiguità del significato di questo stesso verbo. La relazione tra il “chi” e il “cosa” è l’invenzione. A quanto pare, il “chi” e il “cosa” si chiamano rispettivamente uomo e tecnica. Tuttavia l’ambiguità del genitivo ci impone almeno di chiederci: e se il “chi” fosse tecnico? E se il “cosa” fosse l’uomo? Oppure dobbiamo andare al di qua o al di là di qualsiasi differenza tra un “chi” e un “cosa”? […] Il movimento contenuto nel processo di esteriorizzazione è paradossale nella misura in cui Leroi-Gourhan dice in effetti che è lo strumento, cioè la techne, che inventa l’uomo, e non l’uomo che inventa la tecnica. O ancora: l’uomo inventa se stesso nella tecnica inventando lo strumento – “esteriorizzandosi” tecno-logicamente.</p></blockquote>
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		<title>UIQ</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/uiq/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 10:56:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un amour d’UIQ non è soltanto il film di fantascienza mai realizzato di uno dei più rivoluzionari pensatori contemporanei, Félix Guattari, è anche un’anticipazione visionaria dell’infosfera e della sua ubiquità molecolare, dall’intelligenza artificiale alla soggettivazione digitale, dalla cattura granulare del desiderio alla perdita della finitude. Un manifesto per un cinema che manca: il cinema dell’infra-quark. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un amour d’UIQ non è soltanto il film di fantascienza mai realizzato di uno dei più rivoluzionari pensatori contemporanei, Félix Guattari, è anche un’anticipazione visionaria dell’infosfera e della sua ubiquità molecolare, dall’intelligenza artificiale alla soggettivazione digitale, dalla cattura granulare del desiderio alla perdita della finitude. Un manifesto per un cinema che manca: il cinema dell’infra-quark. Durante gli anni Ottanta, Félix Guattari progetta di realizzare un film di fantascienza, una straordinaria sintesi del suo lavoro di psicoterapeuta, del suo impegno militante e della sua passione per le radio libere. Nasce così Un amour d’UIQ che racconta l’incontro tra un gruppo di squatter, “naufraghi di una nuova catastrofe cosmica”, e una particella infinitamente piccola proveniente da un ceppo mutante di cianobatteri, l’Universo infra-quark. La scoperta avrà degli effetti irriversibili su tutto il pianeta. Sospesa tra cyberpunk e cinema sperimentale, la sceneggiatura di Guattari immagina nuovi orizzonti per una fantascienza politica e irriverente, poetica e allo stesso tempo spettacolare.</p>
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		<title>Carino!</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/carino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ondina Chirizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 13:31:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I gattini su Internet, i Pokémon con la loro buffa e improbabile aggressività, i meme su Kim Jong-un, la coppia glamour Ferragni-Fedez che mostra la sua vita da neogenitori: le nostre giornate sono piene di “cose carine”, all’apparenza innocenti nella loro effimera frivolezza. Ciò che è carino sembra avere la caratteristica di farci sentire protetti [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I gattini su Internet, i Pokémon con la loro buffa e improbabile aggressività, i meme su Kim Jong-un, la coppia glamour Ferragni-Fedez che mostra la sua vita da neogenitori: le nostre giornate sono piene di “cose carine”, all’apparenza innocenti nella loro effimera frivolezza. Ciò che è carino sembra avere la caratteristica di farci sentire protetti e al sicuro.<br />
Secondo il filosofo Simon May, tuttavia, le cose che troviamo adorabili nascondono anche un altro, inquietante potere. L’attrazione della modernità nei confronti dell’innocenza, la trasformazione del bambino in oggetto archetipico d’amore, l’interpretazione della vita moderna e più in generale dell’esistenza come fondamentalmente effimera, vana, innocente, senza scopi finali o prime cause, hanno il potere di distorcere e snaturare il tentativo di vedere nella vita un “ordinamento morale del mondo” o di giudicarla, tutto sommato, positiva o negativa. <em>Carino!</em> Il potere inquietante delle cose adorabili è una teoria filosofica del tempo presente e una storia culturale e letteraria della realtà che viviamo ogni giorno.</p>
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		<title>Cyclonopedia</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/cyclonopedia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 12:51:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Considerato da molti come un testo centrale della theory fiction, Cyclonopedia è un’opera filosofica che mescola generi e discipline, dalla letteratura horror al saggio scientifico, dalla teologia all’occultismo, dalla geopolitica all’ecologia, ponendosi come uno dei lavori più originali del Ventunesimo secolo. &#160; “Quello di Negarestani è un trattato straordinario, un ibrido non categorizzabile di fiction [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato da molti come un testo centrale della theory fiction, Cyclonopedia è un’opera filosofica che mescola generi e discipline, dalla letteratura horror al saggio scientifico, dalla teologia all’occultismo, dalla geopolitica all’ecologia, ponendosi come uno dei lavori più originali del Ventunesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Quello di Negarestani è un trattato straordinario, un ibrido non categorizzabile di fiction filosofica, teologia eretica, demonologia aberrante e archeologia rinnegata.”<br />
Ray Brassier autore di <em>Nihil Unbound </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Questo lavoro distruggerà la condizione schizoide dei lettori occidentali. Leggete Reza Negarestani e pregate.”<br />
Nick Land autore di <em>Collasso</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Uno dei pochissimi libri in grado di interrogarsi con rigore e onestà su cosa significhi aprirsi a una vita radicalmente non-umana.”<br />
Eugene Thacker autore di <em>Tra le ceneri di questo pianeta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Negarestani inventa un linguaggio del tutto nuovo e smonta filosoficamente le basi stesse della politica mediorientale contemporanea.”<br />
Eyal Weizman autore di <em>Il minore dei mali possibili</em></p>
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		<item>
		<title>Collasso</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/collasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 16:50:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ricordo la prima volta che ho letto Nick Land. All’epoca circolava una certa quantità di teoria cibernetica ma nessuno scritto sembrava provenire da dentro le macchine – ossia da fuori di noi – come facevano i testi di Land. Il testo non aveva il distacco che ci si aspetterebbe da uno scritto accademico: si serviva [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ricordo la prima volta che ho letto Nick Land. All’epoca circolava una certa quantità di teoria cibernetica ma nessuno scritto sembrava provenire da dentro le macchine – ossia da fuori di noi – come facevano i testi di Land. Il testo non aveva il distacco che ci si aspetterebbe da uno scritto accademico: si serviva della narrativa e dei film come di terreni da occupare, anziché come artefatti da commentare. Aveva trovato un piano di consistenza in cui la narrativa cyberpunk di William Gibson si connetteva con la filosofia di Immanuel Kant, Blade Runner con la finanza. La teoria non veniva applicata, veniva collegata, come un cavo a una macchina. La sensazione era che il testo provenisse da qualche posto reale, da un altrove esterno, e non da un’interiorità psicologica. Il tutto era pervaso da una sorta di incosciente rigore: mancava qualsiasi forma di quel distacco che rende buona parte della scrittura accademica così noiosa. C’era la nitida sensazione che si prova qualora si incontri un progetto autentico: la sensazione che qualcosa del genere dovesse essere scritta&#8221;.</p>
<p><strong>Mark Fisher autore di <em>Realismo capitalista</em></strong></p>
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