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	<title>politica Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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	<description>Casa editrice dell&#039;Università Luiss</description>
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	<title>politica Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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		<title>Kant e gli extraterrestri</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/kant-e-gli-extraterrestri-cosmopolitica-e-vite-interstellari-peter-szendy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 14:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto banali quanto complicate, sarebbe stato necessario assumere un punto di vista del tutto alieno rispetto al nostro. In questo libro, Peter Szendy si chiede se, in un’epoca in cui il turismo cosmico e le conquiste dello spazio sono a un passo dall’essere realtà quotidiana, non abbia senso riscoprire quell’antico punto di vista e provare a utilizzarlo per decifrare e comprendere la nostra esistenza in comune.</p>
<h2>Una <em>alienologia</em> ragionata</h2>
<p>Paragonabile a una immaginaria “Critica della ragione celeste”, o al “Terra, mare e cielo” che Carl Schmitt, naturalmente, non ha mai scritto, Kant e gli extraterrestri è un libro indispensabile per tutte le persone che non si accontentano di volgere lo sguardo al cielo ma sognano, grazie al più potente propulsore mai esistito – la capacità di pensare – di salire lassù e comprendere che il nostro pianeta e le forme di vita che lo abitano non sono altro che frammenti della stessa, grande immensità intergalattica. &#8221;Sì, Kant parlava di extraterrestri&#8221; &#8211; tiene a sottolineare l&#8217;autore &#8211; e lo ha fatto per uscire dal nostro pensiero umano, limitato. Lo ha fatto con la forza e il rigore del pensiero dialogico-filosofico, ma lo ha fatto anche grazie all&#8217;immaginazione. Pagine intense che descrivono marziani o venusiani con una tale attenzione ai dettagli da renderli quasi tangibili. Il filosofo di Königsberg si è spinto fino a proporre una sorta di teoria comparativa o di classificazione di questi esseri che vivono su altri pianeti – una sorta di <em>alienologia</em> ragionata. Tuttavia, al di là di questa scoperta, una domanda continua a risuonarci, in attesa di una risposta: che cosa può aver portato Kant a speculare in una maniera simile su queste forme di vita sconosciute a noi Terreni? L’enorme portata delle sue speculazioni, ciò che le rende più che mai attuali, risiede nel loro legame, diretto e strutturale, con le implicazioni cosmopolitiche del suo pensiero. In altre parole, con quella che oggi saremmo tentati di definire globalizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4></h4>
<h4 style="text-align: center">«Che Kant credesse o meno negli omini<br />
verdi, questo libro è un contributo essenziale a un campo di studi in vertiginosa crescita»</h4>
<p style="text-align: center">JOURNAL OF THE FANTASTIC<br />
IN THE ARTS</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center">«Szendy traccia l’affascinante sentiero che conduce da Schmitt a Kant passando per la fantascienza e Derrida, e mostrando come un pensiero autenticamente cosmopolita non possa prescindere dalla<br />
capacità di immaginarsi l’altro, ciò che viene da fuori»</h4>
<p style="text-align: center">DANIEL HELLER ROAZEN</p>
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		<title>Il minotauro</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-minotauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 14:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare il conflitto, il pluralismo, la libertà e la società è sempre insita nelle potenzialità dello Stato; quella alla misurazione, alla standardizzazione, al conformismo e alla gerarchia è sempre propria delle visioni manageriali.</p>
<p>La loro combinazione nel corso dei secoli ha dato vita al Minotauro, che ha raggiunto la sua massima capacità culturale, politica ed economica alla fine del Ventesimo secolo. Ma è una strana bestia questo Minotauro che ha attraversato ideologie, totalitarismi, crisi e trionfi uscendone sempre indenne e sempre rinnovato. Esso sembra rappresentare lo spirito faustiano, demoniaco, della tarda modernità, dimenandosi tra il massimo del benessere e dello sviluppo e il massimo del controllo e dell’obbedienza. La storia di questa relazione tra governo e management, la storia di quest’ibrido, però non finisce con il Ventesimo secolo e, soprattutto, affonda le proprie radici storiche in un tempo molto antecedente al Novecento. L’obiettivo di questo libro è stato appunto quello di partire dalle origini per cercare di comprendere dove siamo oggi e dove forse andremo domani. Sempre in compagnia di un Minotauro che cambia il proprio aspetto, ma sempre popola il labirinto della nostra storia.</p>
<p>Non è un caso che ancora oggi stabilità e produttività, le due grandi promesse del governo e del management, siano sempre due termini tra i più inflazionati del lessico occidentale. Non è un accidente nemmeno la continua ricerca, da parte delle élite politiche, di tecniche manageriali da importare e far funzionare nel settore pubblico e quella delle élite manageriali di influenzare i processi decisionali della politica al fine di avere una regolazione e riforme a essi favorevoli. Ciò non significa che un governo possa e riesca a funzionare come una azienda oppure che gli obiettivi di un governo siano sempre sovrapponibili a quelli degli attori economici. Spesso queste credenze sono illusioni oppure materiale per teorie del complotto. Ciò che invece appare innegabile è un certo isomorfismo tra governo e management, una corrispondenza che si traduce in una influenza reciproca. Proprio perché la radice di entrambi, pur diversamente rivestita, attiene all’organizzazione e al potere.</p>
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		<title>Contro la democrazia</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 15:24:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella che, secondo Winston Churchill, era la “peggior forma di governo possibile a eccezione di tutte le altre” non ha mai avuto la possibilità di fare del bene, né mai l’avrà. La ragione è spiegata in questo lavoro che, ritenuto eretico e scandaloso quando venne pubblicato per la prima volta, è ormai ritenuto un classico del pensiero politico contemporaneo. Brexit, crisi di cultura e competenza, estremisti ai vertici dei governi, assalti ai palazzi del potere potrebbero non essere storture, bensì i sintomi inevitabili della vera natura della democrazia che somiglia, secondo Brennan, non tanto al luogo di un civile e ragionato dibattito, quanto al regno di dell’irrazionalità e dell’ignoranza: molti elettori compiono le loro scelte sulla base dell’emozione o del pregiudizio, non conoscendo neanche, in numerosi casi documentati, la forma di governo vigente o addirittura i nomi dei leader in carica. Inoltre, come dimostra l’autore, che rivolge la sua critica sia alla democrazia rappresentativa che a quella deliberativa, la partecipazione politica tende a rendere le persone peggiori – più irrazionali, arrabbiate e cariche di pregiudizi. Quale alternativa abbiamo, allora? Come superare gli inconvenienti della democrazia se non vogliamo esporci ai rischi che comporterebbe la concentrazione del potere nelle mani di pochi? La proposta di Brennan è di sperimentare una forma di governo “epistocratica” che sia compatibile con parlamenti, elezioni e libertà di parola, ma distribuisca il potere politico in proporzione a conoscenza e competenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mitologie italiane</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/mitologie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 11:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo sovrano. Il primo e più radicato di questi falsi miti è l’idea secondo cui l’Italia, in virtù di un secolare primato culturale, esprime una missione di civiltà a raggio universale. Roma con il suo carico di eventi e di gloria è il principale catalizzatore di questo mito. Eppure, oltre il mito, l’attuale cultura italiana, i suoi intellettuali e la formazione proposta dalle università sono ben lontane dalla gloria e dai fasti di un tempo. Il secondo mito è quello secondo cui l’unità economico-politica dell’Europa espanderebbe le chance di sviluppo dell’Italia, rafforzando il suo primato internazionale e assicurando la sua tenuta sociale. Entrambe queste leggende, forgiate ad hoc da politici tutt’altro che disinteressati, hanno solamente un contenuto sentimentale che attribuisce alla nazione un’immagine desiderata con poca o nulla attinenza con la verità dei fatti: mancano l’analisi dei rapporti di forza e la percezione della realtà effettuale. La politica vera, la politica che sa operare per il bene della nazione e del popolo, inizia lì dove si sostituisce l’analisi al mito, la capacità tecnica alle credenze, la forza delle analisi alle facili suggestioni e agli incanti della ragione: lì dove la politica si fa comunicazione, certamente, ma della verità.</p>
<blockquote><p>“Il grande pubblico, disinteressato alla mitologia quando la vive, la attraversa e contribuisce a riprodurla. Il mito – oramai stabilizzato nella società – diventa oggetto di culto da proteggere e da perseguire. Il mito prevale su ogni altra considerazione critica nei suoi confronti. Il grande pubblico e gli specialisti non si occupano né si preoccupano delle mitologie politiche e dei loro impatti sulla società. Ancora di meno la teoria mitologica si preoccupa delle conseguenze che provoca, mentre l’opinione pubblica, solo dopo averne vissuto l’esperienza, riesce a comprenderne gli effetti. […] Le mitologie politiche agiscono sul tessuto sociale come arieti e motori irrefrenabili di decisioni politiche che, prese senza accorgersi del contesto storico nel quale agiscono perché fortemente convinte del loro mito, rischiano di produrre effetti distorsivi e non positivi. La mitologia, infatti, mal si coniuga con la realtà, agendo con una determinazione radicale, quasi sacrale.”</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Il disfacimento del demos</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 09:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato e acquisiscono o perdono legittimità in base agli alti e bassi del mercato; inoltre gli Stati rimangono intrappolati nella separazione tra la spinta capitalista all’accumulazione e l’imperativo della crescita economica nazionale. I soggetti, liberati per poter perseguire l’accrescimento del loro capitale umano, emancipati da ogni preoccupazione e regolamentazione da parte della sfera sociale, politica, comune o collettiva, vengono inseriti nelle norme e negli imperativi della condotta di mercato e integrati negli obiettivi dell’azienda, dell’industria, della regione, della nazione o della costellazione postnazionale a cui la loro esistenza è legata. Nella politica, nella cultura e nella società, e quindi nelle discipline che le studiano, esiste solo l’<em>homo oeconomicus</em>.<br />
— WENDY BROWN</p></blockquote>
<p>L&#8217;opera di Wendy Brown rappresenta una forma rigorosa di vigilanza sullo stato della democrazia. In tempi come i nostri in cui pare sia sufficiente il rispetto delle procedure per assicurare il buono stato della democrazia, i suoi libri registrano come un preciso sismografo le crepe che si aprono all’interno della democrazia – a partire dal suo angolo di osservazione, l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti – sul piano dei discorsi, delle pratiche, delle istituzioni. Politologa e filosofa della politica, a differenza dell’approccio analitico predominante negli Stati Uniti in queste discipline accademiche, Brown pone come criterio di analisi il concetto stesso di “democrazia”: “governo del popolo”. La questione dirimente è allora se – mediante le istituzioni e le procedure – un popolo effettivamente governi sé stesso; per stabilirlo, non basta restare sul piano della democrazia formale, dove il discrimine tra come un popolo si governa e come un popolo è governato è labile. Anzi, la democrazia formale può finire per configurare un kratos che si rende autonomo dal suo demos, le cui procedure formalizzano poteri non democratici, che non derivano cioè dall’autodeterminazione del demos.<br />
— DARIO GENTILI</p>
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		<title>Il trono oscuro</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-trono-oscuro-magia-potere-tecnologia-mondo-contemporaneo-libro-venanzoni-andrea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 12:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intelligenza artificiale, robot, macchine a guida automatica: tutto fa pensare al progresso tecnologico. Ma non potrebbe trattarsi invece di magia? Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo. Sul regno del progresso troneggia un idolo oscuro. I maghi sono tra noi. Politici, imprenditori, amministratori delle più grandi aziende del mondo [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intelligenza artificiale, robot, macchine a guida automatica: tutto fa pensare al progresso tecnologico. Ma non potrebbe trattarsi invece di magia? Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo. Sul regno del progresso troneggia un idolo oscuro. I maghi sono tra noi. Politici, imprenditori, amministratori delle più grandi aziende del mondo fanno segretamente ricorso alla potenza degli incantesimi e delle forze esoteriche. In questo libro Andrea Venanzoni sostiene che tutto ciò è consentito proprio dall’esplosione del mondo digitale, in sé profondamente “magico”. Scienza, tecnologia e magia vengono solitamente considerati concetti escludenti tra loro: l’epoca nata dai lumi e dal trionfo della ragione non può accettare la resistenza in ombrose nicchie culturali del pensiero magico, dell’esoterismo, di incantesimi ed evocazioni, visti tutti come frutto di irrazionali superstizioni. Eppure, molti dei nostri concetti tecnologici hanno una radice magica, come gli insiemi algoritmici utilizzati per fini predittivi, o come la rete Internet la cui concezione rimanda a idee come quella teologico-esoterica di &#8220;noosfera&#8221;. Alla fine di questo libro la Silicon Valley non ci apparirà più soltanto come un luogo di avanguardia tecnologica, innovazione e successo, ma anche come una terra di maghi, oscuri incantesimi, santuari segreti e rituali pagani celebrati nel deserto.</p>
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		<item>
		<title>Manuale di Relazioni Internazionali</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/manuale-di-relazioni-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rodia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 15:25:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tradizionalmente, con l’espressione “Relazioni Internazionali” si intende lo studio delle interazioni tra gli Stati in termini di potere. Questa definizione classica, considera gli Stati attori totali delle RI in quanto al di sopra di essi non esiste autorità superiore; pertanto, ponendo al primo posto nell’agenda la sicurezza dello Stato, essa privilegia lo studio dei rapporti [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tradizionalmente, con l’espressione “Relazioni Internazionali” si intende lo studio delle interazioni tra gli Stati in termini di potere. Questa definizione classica, considera gli Stati attori totali delle RI in quanto al di sopra di essi non esiste autorità superiore; pertanto, ponendo al primo posto nell’agenda la sicurezza dello Stato, essa privilegia lo studio dei rapporti diplomatico-strategici e, quindi, i temi della pace e della guerra. Tuttavia, da tempo ormai, lo Stato non è più l’unico attore della vita internazionale, anche se ancora oggi continua a esserne l’attore privilegiato. Infatti, la sua azione appare sempre più limitata da altri tipi di attori non-statuali: organizzazioni internazionali, attori non-governativi transnazionali orientati verso il profitto o verso l’interesse pubblico, altri attori potenziali come i movimenti di liberazione nazionale e terroristici, enti regionali e così via.</p>
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		<title>La democrazia e i suoi nemici</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-democrazia-e-i-suoi-nemici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rodia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 14:28:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><strong>[3 EBOOK A 9,99]</strong></p>
<p>La nostra democrazia è in crisi perenne, dominata dalla politica del narcisismo e dall'incapacità di gestire la complessità. Il nemico è all'interno della democrazia stessa, come suggerisce <strong>Tom Nichols</strong>? O il problema è nella mancanza di una vera classe politica come scrivono <strong>Giovanni Orsina e David Allegranti</strong>? Il risultato secondo <strong>Michael Lind</strong> è una nuova lotta di classe tra una "superclasse" burocratica e un popolo che si sente sempre più escluso dalle dinamiche della sua politica. Tre libri indispensabili per leggere tra le righe della crisi politica che sta attraversando il nostro Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-democrazia-e-i-suoi-nemici/">La democrazia e i suoi nemici</a> proviene da <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it">La Meraviglia Del Possibile</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le elezioni amministrative del 2019</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/le-elezioni-amministrative-del-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 13:16:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tredicesimo Dossier CISE raccoglie i contributi dei ricercatori del Centro Italiano Studi Elettorali scritti in occasione della tornata ordinaria di elezioni amministrative del 2019. In quell&#8217;occasione furono quasi il 50% del totale dei comuni italiani ad andare al voto e quasi 16,5 milioni di elettori furono chiamati alle urne. In un contesto di significative [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/le-elezioni-amministrative-del-2019/">Le elezioni amministrative del 2019</a> proviene da <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it">La Meraviglia Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tredicesimo Dossier CISE raccoglie i contributi dei ricercatori del Centro Italiano Studi Elettorali scritti in occasione della tornata ordinaria di elezioni amministrative del 2019. In quell&#8217;occasione furono quasi il 50% del totale dei comuni italiani ad andare al voto e quasi 16,5 milioni di elettori furono chiamati alle urne. In un contesto di significative trasformazioni del panorama politico nazionale, le elezioni amministrative del 2019 hanno ridefinito la geografia del potere nei territori: segnandone da un lato la definitiva marginalizzazione del Movimento 5 Stelle a livello locale, dall&#8217;altro il ritorno ad una struttura bipolare del conflitto locale che vede protagonisti i due poli (centrosinistra e centrodestra) come nella Seconda Repubblica. Dopo aver analizzato i risultati del primo turno, il Dossier si focalizza sull&#8217;analisi dei risultati dei ballottaggi nei comuni superiori che non hanno assegnato la vittoria al primo turno. Nella terza parte vengono invece presentate le analisi dei flussi elettorali, da anni caposaldo dell&#8217;attività di ricerca elettorale del CISE. Infine, la quarta sezione sarà interamente dedicata alle amministrative nei comuni sardi andati al voto il 16 giugno 2019 per il primo turno.</p>
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		<title>Antipolitica</title>
		<link>https://lmdp.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/antipolitica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 15:39:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo in tempi maledettamente complessi, più che interessanti. La modernità plasmata dalla globalizzazione spiazza le aspirazioni dell’individuo e scuote le fondamenta della collettività. La politica si ritrae. Questa mancanza di progettualità per il futuro e di fiducia nel governo della complessità ha conseguenze profonde nella tenuta delle democrazie occidentali. Lo sa bene l’Italia, che sta [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo in tempi maledettamente complessi, più che interessanti. La modernità plasmata dalla globalizzazione spiazza le aspirazioni dell’individuo e scuote le fondamenta della collettività. La politica si ritrae. Questa mancanza di progettualità per il futuro e di fiducia nel governo della complessità ha conseguenze profonde nella tenuta delle democrazie occidentali. Lo sa bene l’Italia, che sta attraversando una lunga stagione di antipolitica e ne vede ormai le sue diramazioni in tutti i gangli più vitali della Repubblica: i partiti, le istituzioni dello Stato, la magistratura, le classi dirigenti e i media. Ma che cos’è l’antipolitica? Il sintomo di una crisi esistenziale, una reazione emotiva a promesse non mantenute, o una patologia cronica della vita democratica? Con <em>Antipolitica</em> Giovanni Orsina, storico e politologo, in dialogo con David Allegranti, giornalista e autore, ci aiutano a fare chiarezza sull’origine storico-concettuale, sui caratteri e sulle vicende più attuali che hanno contribuito a fare dell’antipolitica un tratto ormai pervasivo della società italiana. Dalle battaglie culturali del &#8217;68 a Tangentopoli, passando per l’ascesa di Silvio Berlusconi e dei populisti fino ai governi tecnici, la rinuncia alla Politica ha avuto il suo corollario: il fallimento delle alternative che l’antipolitica ha prodotto. Meteore incandescenti nel glaciale universo del potere.</p>
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