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	<title>pubblica amministrazione Archivi - La Meraviglia Del Possibile</title>
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		<title>Perché la sanità deve essere pubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Resa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 08:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[crescita economica]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proponiamo un estratto del volume Il segno più, in cui Alberto Heimler analizza le implicazioni economiche e le scelte politiche che sono alla base delle principali questioni aperte nell’economia italiana, da trasporti, infrastrutture, servizi e appalti pubblici a piattaforme digitali, vincoli comunitari e interventi antitrust, mostrando la strada che attraverso regolazione dei mercati, incentivi all’innovazione [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it/sanita-pubblica-il-segno-in-piu-anteprima/">Perché la sanità deve essere pubblica</a> proviene da <a href="https://lmdp.luissuniversitypress.it">La Meraviglia Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Proponiamo un estratto del volume Il segno più, in cui Alberto Heimler analizza le implicazioni economiche e le scelte politiche che sono alla base delle principali questioni aperte nell’economia italiana, da trasporti, infrastrutture, servizi e appalti pubblici a piattaforme digitali, vincoli comunitari e interventi antitrust, mostrando la strada che attraverso regolazione dei mercati, incentivi all’innovazione e promozione della concorrenza conduce a una concreta e diretta crescita economica del nostro Paese.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;">__________________________________________________________</p>
<p>Tutti sembrano dare per scontato che la sanità debba essere pubblica, ma pochi si domandano perché.</p>
<p>La ragione principale per cui gli ospedali sono pubblici è perché<strong> lo Stato può finanziare una capacità ospedaliera adeguata</strong> ai picchi di domanda, mentre con un sistema privatistico, per ragioni di economicità, ci si deve accontentare di una capacità ospedaliera orientata a soddisfare la domanda media dell’anno. Per esempio, gli alberghi di Cortina non hanno la capacità per soddisfare l’intera domanda della settimana di Natale, perché se adeguassero l’offerta a quei picchi di domanda rischierebbero di subire delle perdite consistenti, data la domanda molto più modesta del resto dell’anno. Non è un grave danno se qualcuno è costretto a rimanere a casa per le vacanze natalizie! E difatti la politica pubblica non se ne occupa.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">Viceversa, per la sanità, se in una situazione di emergenza la domanda di cure per i malati è insoddisfatta si rischia la vita.</span></p></blockquote>
<p>In Italia gli ospedali sono in gran parte pubblici, ma la capacità sembra non esser stata stabilita per coprire ogni possibile emergenza, sulla base di <strong>mal compresi principi di economicità</strong>, forse causati anche dal decentramento decisionale affidato alle Regioni.</p>
<p>Finora le cose sono andate bene perché i picchi di domanda, causati per esempio da eventi naturali o da incidenti di massa, non hanno colpito tutte le regioni contemporaneamente, e quindi i malati/feriti in eccesso sono potuti essere smistati altrove. La flessibilità è stata raggiunta tramite un’allocazione territoriale della domanda di picco.</p>
<p>Il coronavirus ha colpito tutti contemporaneamente, nel mondo. Pertanto questa flessibilità organizzativa di natura territoriale e internazionale non può più operare con la medesima efficacia né per gli ospedali né per le diverse forniture sanitarie. In qualche modo (anche se dalle conseguenze incomparabilmente più gravi) è una situazione analoga alla crisi dei mutui <em>subprime</em> in Usa nel 2007-8, causata dall’ipotesi che i mercati immobiliari avessero una natura locale e che quindi, aggregando mutui afferenti a immobili localizzati in territori diversi, il rischio complessivo associato al mancato pagamento del singolo mutuo sarebbe diminuito.</p>
<p>Non ci si era accorti che esistevano condizioni economiche generali, per esempio l’andamento del ciclo economico, che influenzavano tutti i territori, e quindi la ripartizione del rischio che si pensava possibile tramite l’aggregazione in realtà non era possibile.</p>
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<p>In entrambi i casi si è trattato di un difetto della regolazione, tuttavia ci sono delle differenze fondamentali: la finanza ha le istituzioni deputate a evitare i rischi sistemici, ma nel caso dei mutui <em>subprime</em> questi rischi sono stati sottovalutati; per la sanità, oltre ai rimedi emergenziali adottati nei primi mesi, si doveva effettuare fin da marzo 2020 (e soprattutto da giugno) un ripensamento complessivo degli assetti regolatori, volto a promuovere una capacità di reazione adeguata (non solo in termini di capacità ospedaliera), anche relativamente a eventi sistemici, non più da considerare impossibili. A un anno dallo scoppio della pandemia siamo ancora in attesa.</p>
<p>Infine, relativamente alle decisioni sulle chiusure volte a ostacolare la diffusione del virus, un recente studio pubblicato su <em>Nature</em> mostra che la scelta non è semplicemente tra tenere aperti o tenere chiusi esercizi commerciali, bar e ristoranti, ma ciò che conta davvero è il grado di affollamento che si ritiene accettabile: secondo gli autori dello studio, nel contrasto tra benessere dei consumatori e la loro salute, l’ottimalità si raggiunge riducendo il numero di persone presenti nei locali dell’80%.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">Tante lezioni possono essere tratte da questo studio, ma la principale è che <strong>il contrasto non è tra economia e salute</strong>, come viene spesso affermato soprattutto nel dibattito politico e sui giornali, ma tra benessere dei consumatori che acquistano quello che desiderano e consumano i loro cibi come vogliono, e la salute, loro e di tutti gli altri. </span></p></blockquote>
<p>Insomma, i bar stanno aperti non per il benessere dei baristi, ma per il benessere dei loro clienti: è il<strong> benessere dei consumatori</strong> che deve essere confrontato con il rischio che la loro salute (e quella di tutti) sia messa in pericolo. Ed è questo l’obiettivo dello studio citato, del tutto coerente con i principi e i suggerimenti contenuti in questo volume.</p>
<div class="is-divider small"></div>
<p><span style="font-size: 75%;">Da <em>Il segno più. Come riformare la regolazione a sostegno della crescita</em> di Alberto Heimler. In alto, foto di <a href="https://unsplash.com/@anniespratt?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Annie Spratt</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/s/photos/hospital?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash.</a></span></p>
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