Possono esistere spiegazioni scientifiche definitive? L’essere umano ama capire o, meglio, ama conoscere, ovvero darsi e dare la spiegazione del maggior numero di fatti possibile. Queste spiegazioni possono essere miseramente false, e magari neppure verosimili, oppure un po’ vere o quasi vere. Vere del tutto probabilmente mai, almeno fino a questo momento e per i fenomeni veramente importanti. Per molte faccende semplici del quotidiano, invece, molte spiegazioni possono essere anche vere, o quasi. L’uomo moderno sa un sacco di cose, molte delle quali vengono dalla scienza in vari campi come la fisica, la chimica, la biologia e simili. La disciplina più vecchia e più decorata è la fisica, nel cui ambito ogni tanto si è creduto di aver sentito pronunciare l’ultima parola in materia di spiegazioni.
A cavallo tra Seicento e Settecento Isaac Newton quasi fermò l’orologio della Storia, formulando le leggi generali della meccanica e la teoria della gravitazione universale. La cosa venne accolta con entusiasmo e fece il giro del mondo e dei salotti, al punto che il nostro Francesco Algarotti nella sua breve vita all’inizio del Settecento trovò il tempo per mettere insieme un emblematico libretto intitolato Newtonianismo per le dame. Capito tutto allora? Sembrava. Anche perché nello stesso tempo erano stati fatti grandi progressi sia nel campo dello strumento teorico principe della fisica stessa, la matematica, che sul versante della tecnica. L’impressione fu enorme e duratura. Anche se tutto si riferiva soprattutto alla meccanica, ci si comportò come se non lo si sapesse, e si trattasse della teoria vincente del tutto. Questo fatto è alla base anche della convinzione che molte delle cose del mondo siano di natura meccanica e che tendiamo tutti a parlare di “meccanismi” per indicare i processi più riposti alla base di ogni fenomeno. All’ombra di questi grandi successi si trascorse qualche decennio cullandosi nell’idea di aver spiegato quasi tutto, tanto nitido e soddisfacente appariva il quadro che si presentava ai nostri occhi. Ma nel mondo non è tutto meccanica, né certamente meccanica dei gravi. Esistono la luce, il calore, il suono e altro ancora.
Newton non fu smentito ma il quadro si dovette necessariamente arricchire. E non poco. Sul calore si dovettero imparare cose interessantissime, e fondamentali anche oggi, mentre a proposito della luce e dei colori fu edificata una preziosissima cattedrale di conoscenze, che non aveva però solo lati chiari. Trascorse così un secolo e mezzo finché si arrivò a qualcosa di discretamente nuovo, l’elettricità. Grandi menti vi si buttarono a capofitto riemergendone con uno splendido cadeau intellettuale, la teoria dell’elettromagnetismo. Questo capolavoro dell’ingegno umano riusciva a fondere elettricità e magnetismo e portava con sé i motori elettrici e la luce. Di quest’ultima, così evidente nel quotidiano e già studiata abbastanza bene nella sua fenomenologia, non si conosceva fino a quel momento neppure la natura. Che risultò essere un’onda elettromagnetica che viaggia a una velocità incredibile, 300mila chilometri al secondo. Con tale velocità va dalla Terra alla Luna in un secondo e dalla Terra al Sole in circa 8 minuti. Questa velocità è chiamata “c”, da celeritas, non può essere superata da nessun’altra ed è diventata negli anni una delle più importanti costanti dell’universo. E siamo a un altro supposto trionfo, più o meno alla fine dell’Ottocento. Ora non si tratta più di meccanica e basta. Sono stati al contrario studiati tutti i fenomeni fisici conosciuti. Si sono compresi inoltre i meccanismi fondamentali dell’evoluzione biologica e dell’eredità genetica e la medicina ha fatto passi da gigante.
Si narra che un futuro grande protagonista della scena scientifica, Max Planck, andò dal suo professore di fisica a chiedere una borsa di studio per continuare le sue ricerche e ricevette questa risposta: “Caro giovanotto, mi dicono che lei suona molto bene il piano. Perché non intraprende una carriera da concertista, invece di dedicarsi alla fisica, che oggi non ha proprio più nulla da dirci?”. C’è dell’altro nell’aria e non si è fatto neppure annunciare. Avendo finito di studiare la materia estesa, si cominciò a guardarci dentro. In un crescendo senza precedenti, tali ricerche ebbero l’effetto di farci cambiare completamente la nostra visione del mondo fisico, anche se i protagonisti più in vista di questa epopea non si mostrarono mai del tutto convinti di tale sovvertimento e anche oggi la maggior parte delle persone non ne saprebbero proprio parlare o la racconterebbero in maniera a dir poco sconclusionata. Come è noto, sono due le direttrici principali di questo epico dirottamento intellettuale: la teoria dei quanti e la relatività. Da una parte dobbiamo accettare che il mondo dei componenti degli atomi sia molto diverso dal nostro, dall’altra che lo spazio e il tempo non abbiano quelle caratteristiche di universalità e di assolutezza che erano considerate essenziali da Newton in poi. La storia non finisce qui – siamo solo al 1925 o giù di lì – ma già si intravede la trama del discorso: non illudersi che il cammino della scienza possa tanto facilmente considerarsi concluso. Dietro l’angolo c’è sempre dell’altro.
Edoardo Boncinelli

